Franco Dari e a destra Fabrizio Antonini

 

PROPOSTE DA VALUTARE PER UN FUTURO MIGLIORE

Il Sindacato all’Elba ha bisogno di novità organizzative, a partire da una struttura operativa più valida e di prestigio.

In una società che cambia c’è bisogno di un Sindacato capace di adeguarsi, con un collegamento effettivo col territorio e conseguente modica organizzativa in grado di superare la visione corporativa delle categorie. Al contrario bisogna puntare ad istituire una rete capace di negoziare con le istituzioni, per rivendicare prestazioni di servizi più efficienti.

In particolare urge il rilancio dell’unità del mondo del lavoro, superando le vecchie divisioni ideologiche, che non hanno più motivo di esistere, promuovendo l’idea di un sindacato unitario.

All’Elba, nel passato, esisteva il comparto minerario ed era possibile fare assemblee con centinaia di persone ed altrettante manifestazioni di massa.

Oggi la realtà è ben diversa: alberghi stagionali, commercio ed attività artigianali, la maggior parte dei lavoratori è occupata in micro-aziende caratterizzate da gestioni a conduzione familiare.

Fare sindacato in queste realtà è piuttosto arduo. Come superare tali frammentazioni per rispondere alle giuste aspettative e riuscire a rappresentare i nuovi bisogni dei lavoratori?

A questo stato di cose va data una risposta concreta ed operativa.

Le decisioni e le programmazioni di forme di lotta non possono essere calate dall’alto, prese cioè da organismi esterni al territorio.

Attualmente le categorie hanno organismi provinciali “confederali”, rinnovati nella precedente fase congressuale. L’Elba ha bisogno di una deroga operativa a tutto ciò. E' il caso della scuola, degli operatori ospedalieri o degli edili, i marittimi, il settore trasporti, che in genere non hanno organismi decisionali sull’Elba.

In considerazione di ciò ecco una proposta concreta: creiamo un Attivo sindacale elbano, formato da un centinaio di lavoratori operanti nel territorio, che sia espressione delle varie categorie, pensionati compresi dello SPI e all'interno di tale organismo si dovranno valutare le decisioni da prendere.

Il territorio diventerà la nostra fabbrica.

Si potrà anche istituire una sorta di “sindacalista di quartiere”, promuovendo la creazione di un comitato per ripulire un parco, un giardino, o impegnarsi per eliminare le barriere architettoniche, creare gruppi di volontari per riparare le buche nelle strade, per risanare marciapiedi sconnessi o ripulire le spiagge dalla plastica. Ma anche individuare famiglie o singole persone che riteniamo opportuno aiutare, perché bisognose di assistenza e che il Sindacato non abbandonerà.

Tutto ciò significherà mobilitare decine di persone su problemi concreti che si moltiplicheranno, tenendo insieme la tutela della collettività e i diritti individuali di cui dobbiamo riappropriarci, dando vita a momenti di impegno e battaglie unitarie.

E’ possibile approfondire questi concetti in qualche organismo del Sindacato, se vogliamo dare una svolta per superare questa crisi di valori che caratterizza la società e che possiamo concretamente superare se saremo capaci di approfondire, analizzare i problemi ed inserirli in una vertenza sociale, dando risposte attraverso una lotta sacrosanta da portare avanti con modi e forme nuove e nei tempi opportuni.

Fabrizio Antonini

Segreteria SPI 21 Elba

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